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Sport

AZZURRO E BAGLIORI D’ORO

ETTORE PAGANI - 24/09/2015

Tania Cagnotto

Tania Cagnotto

L’oro mondiale era quello che mancava a Tania Cagnotto. Il trampolino da un metro le ha completato una collezione già enormemente corredata.

Parliamoci chiaro. Le prestazioni della figlia del campione e attuale ct nazionale sono state tanto splendide che probabilmente non sarebbero state oscurate da una mancanza di quest’ultimo prezioso gioiello. Un mondiale, però, ha un gusto tutto particolare e poiché anche nello sport l’appetito vien mangiando. E del piatto squisito dal desco della nostra prestigiosa tuffatrice si sentiva la mancanza. Non erano stati per lei sufficienti, in quanto a consolazione, i minimissimi scarti che in precedenza, più di una volta, le avevano sottratto il primato assoluto. Con quelle cinesi appiccicaticce (ma bravissime a crescere di tempo in tempo) e sempre tra i piedi (nudi) della nostra campionessa.

Proprio per questo – per aver costretto le cinesi alla resa – l’oro mondiale raddoppia il suo peso: si direbbe due chili al chilo.

Così come quello della formidabile, stupenda, intramontabile, Vezzali che, insieme alle sue meravigliose colleghe, ha ulteriormente rafforzato la collezione della sua oreficeria portando la nostra scherma sempre più in alto demolendo – su loro terreno – le sovietiche. Altro oro che pesa doppio proprio per il valore delle sconfitte.

Non poteva mancare il terzo. È, puntualmente, piombato sulle spalle potenti di un Paltrinieri prima della partenza convinto di avere a che fare, per il primato, solo con il fortissimo cinese Sun Yang detentore, nella specialità, di tutto e di tutti.

La fantomatica sparizione dai blocchi di partenza (senza iniziali spiegazioni) del massimo antagonista ha, certamente, modificato i piani dell’azzurro apertamente dichiaratosi, dopo la prova, quasi confuso nella tattica di gara che, contro Sun Yang, aveva appositamente preparato. Gli era rimasta l’assoluta necessità di un successo ottenuto in qualsiasi modo. Così è stato per far risuonare ancora l’inno di Mameli

Un capitolo a parte merita Simone Ruffini in quanto nuovo tra vecchie glorie. Le altre erano al centro delle aspettative ma Simone di portarsi a casa l’oro nei 25 km proprio non se lo aspettava. E nessuno si meravigli se degli altri pur eccellenti risultati in azzurro ci limitiamo a una lode collettiva.

In fondo che abbaglia è solo l’oro. Anche se per Federica l’argento si è tinto di giallo. Insomma niente male in qualche settore dello sport azzurro con particolari sottolineature per automobilismo dove la Ferrari ha compiuto indiscutibili progressi rispetto al più recente passato lottando strenuamente con apprezzabile risultato contro lo strapotere della Mercedes.

Quanto a sottolineature è piacevolissimo proporre anche l’interminabile cammino di quel Valentino Rossi che rinnova la sua fantastica classe in ogni occasione. Lui che per qualcuno poteva essere considerato ai limiti della pensione.

Disco rosso, invece, per l’atletica incappata forse in una delle sue peggiori stagioni. Poco di buono in ogni settore ed in ogni età dai collaudati alle giovani esperienze. Anche se qualche tempo personale è stato rispettato il naufragio, in generale, è stato completo. Occorre un salvagente. Ma di buona consistenza.

Ma se si parla di oro è pur necessario abbandonare qualche caduta per tornare ai successi di un periodo azzurro felice come non mai, nei campi più svariati. E allora pensiamo all’Open tennistico di New York e alla splendida finale tutta italiana e, quindi, al successo di entrambe le azzurre con la Vinci peraltro reduce dalla strepitosa vittoria avendo tolto di mezzo la Williams e che non poteva non risentire dello sforzo soccombente contro una fantastica Pennetta.

Pennetta, dunque, sul trono trionfante anche nella sua dichiarazione di decisione a cessare con il tennis per ragioni soprattutto personali.

Tennis a parte, splendore anche nel ciclismo visto che Aru nella Vuelta ha avuto la possibilità di imporsi nettamente, confermando non soltanto la sua la sua continuità eccellente, ma anche lasciando sempre più indecisa la scelta di una supremazia tra lui e Nibali.

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