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Storia

IMPERATORE DELLA PACE

EDOARDO ZIN - 08/04/2016

Carlo d’Asburgo con la moglie Zita di Borbone-Parma

Carlo d’Asburgo con la moglie Zita di Borbone-Parma

“Il santo indossa abiti civili, ma nasconde le gemme nel suo petto” – così scriveva alcuni secoli prima della nascita di Cristo un maestro taoista cinese. Molti di noi hanno incontrato lungo il loro cammino persone che, nella loro ordinaria vita hanno glorificato il Signore e amato i fratelli senza indossare sai, vesti talari, mitrie o mantelli bordati di ermellino, ma indossando gli abiti della quotidianità. Sono i santi di ogni giorno, che passano vicino a noi distribuendo sapienza del cuore e irradiando amore.

“Tutti i battezzati sono chiamati alla santità” ha proclamato il concilio Vaticano II. I santi non sono dei superuomini, ma coloro che vivono i loro giorni secondo gli insegnamenti del Vangelo e testimoniandolo con le opere buone. Alcuni santi hanno vissuto il loro amore per Dio e i fratelli in modo speciale praticando eroicamente le virtù cardinali e teologali, alcuni anche con il martirio. L’agiografia cristiana è piena di re e regine disumanizzati perché vissuti asceticamente nelle loro regge e finendo la loro vita nei monasteri, così nell’epoca della cristianità quando stretta era la simbiosi tra trono e altare.

Diversa agli occhi dell’uomo moderno appare la figura di Carlo I d’Asburgo, imperatore d’Austria e re d’Ungheria, beatificato da Giovanni Paolo II nel 2004, il quale ha fatto il re esercitando la regalità ricevuta dallo Spirito nel battesimo e il suo sacerdozio laicale come pastore del suo popolo.

Domenica prossima Velate, il borgo di Varese alle pendici del Sacro Monte, di cui per molti anni un avveduto parroco è stato custode di memorie civili e pastore della comunità e che ora si dedica, tra l’altro, alla diffusione della venerazione di Carlo I d’Asburgo, accoglierà durante l’Eucarestia delle ore 11.30, le reliquie del beato Carlo d’Asburgo che saranno deposte nella cappella del Crocifisso dal pronipote arciduca Martino. Seguirà nel pomeriggio nella cappella di Villa Cagnola una preghiera per ottenere pace e fraternità in Europa e in tutto il mondo. Una conferenza illustrerà la figura del beato Carlo I.

Nel 1916, nel pieno della prima guerra mondiale, si spegneva a 86 anni l’imperatore d’Austria-Ungheria Francesco Giuseppe, marito della più nota (per motivi cinematografici!) Sissi. Non avendo egli alla sua morte lasciato figli maschi ed essendo stato assassinato due anni prima a Sarajevo il pretendente al trono arciduca Ferdinando, gli succedette il pronipote Carlo, figlio del fratello Ottone.

Il nuovo imperatore era un giovane di 29 anni, che aveva sposato Zita di Borbone-Parma. Dal loro amore coniugale nacquero otto figli e tutta la loro vita di sposi fu un modello di coerenza col sacramento ricevuto, di fedeltà alla loro vocazione, di dedizione all’educazione dei figli e di felicità coniugale. Il loro amore rimase giovane e trasparente come ai primi giorni.

La prima preoccupazione di Carlo I fu quella di far tacere le armi, anche per accogliere le invocazioni di pace di Benedetto XV che aveva definito “inutile strage” il conflitto mondiale. Con l’intermediazione saggia e riservata del cognato Sisto, l’imperatore cercò di raggiungere la pace, anche con armistizi bilaterali, ma i governanti della Germania, dell’Austria pangermanica e la massoneria glielo impedirono in tutti i modi arrivando al punto di discreditare i suoi fidati consiglieri. Lui stesso fu vittima di una ben orchestrata campagna denigratoria capeggiata dal suo ministro degli esteri.

Fu vicino alla sua gente e partecipò al suo dolore: tolse gli sfarzi di corte, abolì i privilegi per le alte cariche, soppresse il duello, diede ordine di non servire a tavola il pane bianco e di sostituirlo con quello nero di cui si nutrivano i suoi sudditi. Sfidando i bombardamenti nemici, si recava al fronte in mezzo ai suoi soldati. Come il samaritano del Vangelo, curava le ferite, s’inginocchiava per confortare i moribondi. Prediletti della sua carità erano gli orfani e le vedove.

Viveva sobriamente, detestava il lusso. Un giorno l’addetta al suo guardaroba s’accorse che nell’armadio c’erano solo due camicie consunte: le più belle le aveva donate ai poveri!

Il segreto della vita dell’imperatore non andava cercato lontano; esso consisteva nella profondità della sua ispirazione spirituale, nella sua unione con Dio che condivideva con la moglie. Si accostava frequentemente all’Eucarestia, passava lunghi momenti di preghiera: prima di pregare per il “suo” popolo, lodava il Signore con la preghiera del Te Deum.

Nell’Ungheria, di cui era il quarto re, convivevano undici nazionalità differenti. Anticipando il pensiero dei padri fondatori dell’Unione Europea, cercò di realizzare una riforma costituzionale dello Stato in forma confederale, ma per l’opposizione dei nazionalisti austro-pangermanisti e dei circoli governanti ungheresi, che si rifiutavano di dare concessioni agli otto milioni di non magiari, il progetto non poté andare in porto. Alla fine della guerra, nacquero così gli stati-nazione della Cecoslovacchia, della Polonia, dell’Austria, dell’Ungheria, della Jugoslavia e degli stati baltici.

Al termine del mostruoso e orrendo conflitto, l’imperatore Carlo I perse tutto: non solo il trono, ma anche i suoi beni temporali. Nel 1921 Carlo, la moglie Zita e la sua famiglia furono fatti prigionieri dal governo ungherese, consegnati agli inglesi che lo confinarono, esule, povero tra i poveri, nell’isola di Madera, in pieno Atlantico. Un anno dopo, a causa del clima umido e freddo, Carlo I prese un raffreddore che, complici le cure sommarie e il vitto scarso, si trasformò in polmonite. Si spense, a soli 34 anni, circondato dall’affetto della moglie e dei figli, assistito da un sacerdote che gli amministrò gli ultimi sacramenti. Volle che si recitasse il Te Deum e a che gli chiedeva perché volesse ringraziare Dio, rispose: “…l’importante è che i popoli abbiano ritrovato la pace!”.

Giovanni Paolo II, nel giorno della beatificazione di Carlo I, disse: “…è un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa responsabilità politiche.”

Questa è la vita di un santo imperatore totalmente diversa da altre e nel contempo estremamente vicina all’uomo d’oggi.

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