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Sport

PASSATO E PRESENTE DEL PUGILATO

ETTORE PAGANI - 06/05/2016

Boxe al Palazzetto

Boxe al Palazzetto

È quasi gradevole sentire riparlare di pugilato a Varese dopo la parentesi dei Lauri.

Tempo addietro gli spalti del palazzetto si erano popolati di tifosi della “nobile arte” per merito della passione e della capacità organizzativa di Volonterio che nella qualità di presidente del boxe club varesino Spumador metteva tempo e denaro organizzando incontri essenzialmente di dilettanti sul ring cittadino. Volonterio aveva così raccolto – sia pure in tono minore – l’eredità che Giovanni Borghi aveva lasciato a suo tempo fatta di incontri di eccellente livello tra professionisti talvolta anche accompagnati da un contorno di dilettanti tra i quali ebbe occasione di iniziare il proprio eccellente cammino Sandro Mazzinghi ovviamente in maglia gialla della colonia Ignis allora agli ordini di un validissimo trainer come Libero Cecchi nelle cui vene sembrava corresse anche parte di quel sangue non insolito ad apparire sui visi dei protagonisti.

Il palcoscenico, ai quei tempi inesistente il palazzetto, era la Casa dello Sport che vedeva impegnati – in frequenti serate si diceva – i più noti campioni cari ai Giovanni Borghi. Figuravano così in una palestra gremita, sul ring i vari D’Agata, Loi, Garbelli, Guido Mazzinghi già affermatissimo e fratello di Sandro a quell’epoca ancora dilettante.

Pensando ai due viene istintivo sottolineare la differenza di fisico e soprattutto di interpretazione della boxe. Snello (fin troppo alla vista) Guido dotato, però, di una velocità di scambi e di spostamenti del corpo da renderlo quasi immune come bersaglio con quelle sue repentine schivate e quei movimenti – si diceva – velocissimi.

A un primo sguardo la snellezza del fisico sembrava dimostrare una facile soccombenza, micidiale però, per gli avversari era la potenza di un pugno (anche questo imprevedibile per la certa esilità di braccia) che non lasciava scampo giungendo a segno dal ko l’avversario – quasi all’asciutto di colpi portati.

All’opposto di Guido, Sandro combattente feroce più tozzo del fratello ma molto meno agile e con pugno quasi sistematicamente da vittoria ai punti ma dopo lotta impegnativa fatta anche da colpi ricevuti accompagnati, peraltro, da una forza e resistenza tanto da rendere sostanzialmente impossibile metterlo al tappeto.

Gli incontri fossero amichevoli o meno garantivano a Varese uno spazio di boxe d’elite che solo l’amore di Borghi per la nostra città potevano venire da noi messi in scena senza dirottare su altri lidi che ben sarebbero stati lieti di ospitarla.

Si vide di tutto in programmi amichevoli e anche spesso con titoli in palio tra i quali quello dell’azzatese Artegno Calzavara vincitore nella sua categoria su un coriaceo avversario come Burchi.

Ricordi. Con speranza di ritorni. Anche senza pretese.

 

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